Tag: America del Nord

Tra squali e tartarughe nelle isole Abaco, Bahamas

di patrizia

aprile 7, 2009

bahamas-abaco1

Abaco è l’arcipelago più a nord delle isole esterne (Out Islands) delle Bahamas ed è formato da Great Abaco, Man-O-War Cay, Little Abaco, Elbow Cay, Walker’s Cay e altre isole minori. L’arcipelago di Abaco è il luogo ideale per chi ama il mare trasparente e cristallino ed i fondali ricchi di flora e fauna. Abaco è, infatti, la meta prediletta per le immersioni subacquee e la pesca d’altura, ma anche per crogiolarsi al solo su spiagge dalla sabbia bianca ed abbagliante.

L’isola di Great Abaco ha pochi villaggi disseminati sulla sua superficie, tra cui la capitale Marsh Harbour, punto di partenza per raggiungere  le piccole isole di Elbow Cay, resa famosa dal delizioso villaggio di Hope Town con le sue case dai colori pastello e l‘antico faro (simbolo dell’intero arcipelago).

Le isole di Abaco sono un vero e proprio paradiso anche per gli appassionati di vela che possono solcare queste acque dai colori incredibili. Uno dei luoghi più affascinanti dell’arcipelago è Treasure Cay, situata a nord di Marsh Harbour ed elencata dal National Geographic Magazine fra le dieci spiagge più belle del mondo. Man-O-War Cay, invece, è un centro velico e punto di partenza per le battute di pesca. Ci sono poi altri isolotti che meritano un’escursione, e tra questi si possiamo segnalare Green Turtle Cay e Great Guana Cay dedicati rispettivamente alle tartarughe e alle iguane.

Per provare emozioni forti, invece, ci si può recare a Walker’s Cay, un tempo rifugio per contrabbandieri di alcolici ed oggi piccolo centro di pesca sportiva in cui, tra le mille attività acquatiche che si possono praticare c’è il rodeo con gli squali. Almeno un centinaio di diverse specie si radunano qui attirati dalle carcasse di pesce che vengono gettate in mare dalle barche fino a 10 metri di profondità. I subacquei attendono lì vicino e, se se la sentono, possono avvicinarsi a nuoto a queste creature che, distratte dalle appetitose esche, non fanno caso alla presenza degli esseri umani nei paraggi. Nuotare con gli squali, senza correre rischi, a una distanza così ravvicinata è senz’altro un’esperienza surreale ma è solo una delle tante possibili nelle famose acque e tra le scogliere delle isole Abaco.

Le altre principali isole delle Bahamas sono:

Bahamas: immersioni e spiagge da sogno

di patrizia

aprile 2, 2009

bahamas

Il meraviglioso arcipelago delle Bahamas (The Commonwealth of the Bahamas) è situato nell’Oceano Atlantico a sud-est della Florida e a nord di Cuba. Formato da circa 700 isole, di cui una trentina più importanti ed estese, e da oltre 2000 cays, l’arcipelago costituì il primo approdo dell’esploratore Cristoforo Colombo che nel 1492 sbarcò a San Salvador credendo di essere arrivato in Oriente. La più grande isola delle Bahamas è l’isola di Andros posta a nord-ovest dell’arcipelago all’imboccatura degli Stretti della Florida.

La capitale delle Isole Bahamas Nassau, situata nel nord-est dell’isola di New Providence, ospita una popolazione di circa 180 mila abitanti ed è caratterizzata dall’architettura coloniale dei suoi edifici e dalla sua forte attitudine turistica. L’isola di Paradise Island, collegata a Nassau dal ponte pensile Harbour Bridge, offre spiagge piene di atmosfera ed una vita notturna vivace ed animata. Su Paradise Island si trova anche uno dei più prestigiosi campi da golf di tutte le Isole Bahamas. A Nassau è possibile fare anche il bagno insieme ai delfini e giocare con loro visitando il Dolphin Encounters.

Le Bahamas sono una vera e propria meta irrinunciabile per chi ama le immersioni. Poggiando su due piattaforme carboniche superficiali separate da canali che arrivano a 3900 metri di profondità offrono un’alternanza unica di pareti sommerse e bassi fondali, creste rocciose e spiagge di sabbia bianca e finissima, barriere coralline, praterie sottomarine e  placide lagune dai bassi fondali. Il clima alle Bahamas è temperato con temperature che oscillano tra i 21°C e i 29° C.

Le principali isole delle Bahamas sono:

L'isola di Pasqua e i suoi imponenti Moai

di patrizia

ottobre 17, 2008

Ancora oggi, nonostante siano trascorsi ormai secoli dal giorno della sua scoperta (la domenica di Pasqua del 1722, da cui prende il nome) da parte dell’ammiraglio Jacob Roggeveen, capo della compagnia olandese dell’India occidentale, questa minuscola isola battuta dal vento chiamata Rapa Nui (Grande isola) continua ad essere pervasa da un’aura di mistero che affascina e richiama migliaia di curiosi da tutto il mondo. Circondata dall’oceano Pacifico per centinaia di miglia di chilometri quadrati, è l’isola abitata più remota del mondo: l’isola più vicina è Pitcairn che dista oltre 1.930 chilometri, la costa del Cile addirittura 3.781.

Soprannominata ‘ombelico del mondo’ (Te-Pito-te-Henua) dai primi abitanti preistorici che vi si stabilirono, provenienti probabilmente dalla Polinesia, l’isola di Pasqua (Easter Island) è un antico museo di storia naturale all’aperto che ospita reperti archeologici di grande valore disseminati su una superficie di 130 Km². Oggi viene spesso associata alle sue famose Moai, più di 600 immense figure umane di pietra dalla forma allungata che si stagliano imponenti all’orizzonte.

Quando furono scoperte più della metà di queste facce di pietra erano state rovesciate ed altre giaceva incompiute nelle cave. Quelle che oggi sono ancora in piedi collocate nella loro posizione originaria danno le spalle al mare e guardano verso l’interno dell’isola. Sono alte da 90 cm a 15 metri e raggiungono un peso di 250 tonnellate. Alcune, alte fino 20 metri, non sono ultimate e sono visitabili presso le cave del vulcano Rano Kao (un cratere di mille metri di diametro per 200 di profondità), ancora oggi circondate dagli utensili necessari alla loro realizzazione.

I Moai furono tutti scolpiti nel tufo vulcanico dell’isola, trasportate per chilometri e innalzate su grandi altari di pietra chiamati Ahu. Si ritiene che queste tacite e fiere figure antropomorfe, che si possono ammirare in tutto il loro splendore nella spianata all’aperto di Ahu Tongariki, il sito religioso più grande che sia stato rinvenuto e restaurato in Polinesia risalgano ad un periodo imprecisato compreso tra il IX e il XVII secolo d.c.

Tante sono le leggende e i misteri che circolano intorno alla creazione di queste imponenti figure, tutte confutate dall’esperimento condotto nel 1955 dall’ antropologo Thor Heyerdahl che, utilizzando strumenti rudimentali, dimostrò come era possibile costruire un Moai in tre giorni e trasportarlo in un altro luogo.

Il periodo migliore per visitare Rapa Nui va da Novembre a Marzo.

La Valle della Morte: la terra degli estremi

di patrizia

febbraio 11, 2008

Al confine tra il Nevada e la California, 483 km a nordest di Los Angeles, nel cuore del Mojave Desert si estende il Death Valley National Park, la famigerata Valle della Morte. Situata in uno scenario a dir poco spettacolare, fatto di vette imponenti, ondulati strati rocciosi, dune sabbiose ed inaspettate sorgenti d’acqua, la Valle della Morte è il luogo più basso, più arido e più caldo degli Stati Uniti. Nelle giornate estive la temperatura raggiunge anche i 50° C e nel 1934 si registrò addirittura la temperatura record di 57°C. L’aspetto di questa valle è suggestivo e ciò che colpisce è la sua rara e spettacolare bellezza, segnata dall’incredibile contrasto tra il passo Deadman o il Dry Bone Canyon e vette maestose come il Telescope Peak. Questa vetta, che tocca i 3353 metri di altitudine, segna il limite ovest del Parco Nazionale, delimitato ad est dal promontorio di Dante’s View, a nord dal cratere di Ubehebe e dalle dune di sabbia di Eureka (alte anche 200 metri) e a sud dal buco nero di Badwater, la depressione più bassa dell’emisfero occidentale, che arriva a meno 94 metri dal livello del mare. Tutto questo nel raggio di poche decine di chilometri.
La Death Valley non è propriamente una valle ma piuttosto un blocco di terra che continua inesorabilmente a sprofondare tra le catene montuose che si ergono tutte intorno. Scoperta nel 1849, divenne famosa quando vi si scoprì il borace, un importante composto del boro indispensabile alle industrie, fino alla sua trasformazione in Parco Nazionale nel 1933.
Alla interno del parco, contrariamente a quello che si è portati a credere, vivono centinai di specie vegetali e animali autoctone, quaranta delle quali non sono riscontrabili in nessun altro luogo del pianeta.
Tra i luoghi più suggestivi della Death Valley c’è sicuramente l’Artists Palette, in cui i depositi di minerali hanno formato macchie di colore che tingono le colline dal rosso al rosa, dall’arancione al verde, fino al viola. Dallo Zabriskie Point, reso noto nel 1970 dall’omonimo film di Michelangelo Antonioni, si gode un panorama che toglie il fiato sulle colline rugose e sulle dune sabbiose e perfettamente scolpite che ricordano il Sahara. In fondo la vetta appuntita del Manely Bacon. La zona più turistica dell’intera valle è sicuramente il Furnace Creek, una vera oasi di palme e sorgenti naturali nella quale si trova anche un campo da golf a 18 buche (per soggiornare Furnace Creek Inn). Se si vuole avere un’ampia visuale sull’intera zona ci si deve recare a Dante’s View (1600 m), un punto panoramico nel quale si gode di una vista impareggiabile, a 360° fino a 160 km di distanza. Il periodo migliore per visitare la Valle della Morte è da ottobre a maggio e all’alba o nel tardo pomeriggio per ammirare i giochi di luce.
Punti di accesso alla Valle della Morte reperiti su Wikipedia

  • da Sud, dalla statale 15 che unisce Los Angeles con Las Vegas, a Baker si gira verso Nord e sulla strada 127 che porta al paese di dove si imbocca verso Ovest la strada 178 che porta al Jubilee Pass.
  • da Est, da Las Vegas, sulla strada 95 che va verso Reno si gira verso Ovest per la Death Valley Junction e poi si continua sulla strada 190 per Furnace Creek.
  • da Est, provenendo da Reno verso Las Vegas sulla strada 95, all’altezza di Beatty, si gira verso Ovest per Stovepipe Wells.
  • da Nord, provenendo da Reno sulla strada 95 per Las Vegas, si imbocca la strada che porta allo Scotty’s Castle e si scende verso Sud a Furnace Creek.
  • da Ovest, sulla direzione da Reno a Los Angeles, si imbocca da Olancha verso Est la strada 190 che da Panamint Springs attraverso Emigrant Canyon, porta a Stovepipe Wells.
  • da Ovest, sulla direzione da Reno a Los Angeles, si imbocca da Ridgecrest verso Est la strada 178, che porta da Trona, da Wildrose, attraverso Emigrant Canyon, a Stovepipe Wells.

In viaggio alle Bermuda

di patrizia

ottobre 17, 2007

Sono in molti a pensare che l’arcipelago delle Bermuda faccia parte dei Caraibi. E sono in molti quindi a sbagliarsi, perché queste isole meravigliose sono collocate a migliaia di chilometri a nord delle Bahamas, al largo della costa occidentale americana, in un tratto di Atlantico dalla natura prorompente.

Quello delle Bermuda, colonia d’oltreoceano britannica, è un arcipelago a forma di amo da pesca composta da sette isole principali e da 143 isolotti più piccoli, collegati da ponti e sentieri che costeggiano il mare. Le Bermuda sono un vero e proprio museo acquatico all’aria aperta ricco di caverne naturali e fondali variopinti, abitati da coralli e pesci tropicali. Immaginate case color pastello in stile vittoriano, gente solare e amichevole, partite di cricket, ville lussuose, campi da golf. In ogni angolo la cultura caraibica si mescola a quella inglese creando un mix unico nel suo genere. Le spiagge hanno i colori e le caratteristiche tipiche di questa parte di oceano, fondali bassi, acqua cristallina, sabbia rosa e una natura tropicale ad incastonare il tutto. Tra le spiagge migliori, più solitarie e ricche d’insenature straordinarie, ci sono quelle di South Shore Park. Horseshoe Bay è una delle più famose e sicuramente la più fotografata di tutte. Nei week end è meglio spostarsi nella vicina Elbow Beach, altrettanto incantevole ma solitamente meno affollata.

I fondali ricchi di flora e fauna nascondono i relitti di antiche navi (circa 500) che hanno solcato questi mari nel loro ultimo viaggio. Fra le attività più gettonate, infatti, compare lo snorkelling nelle zone di Church Bay nella Southampton Parish e Tobacco Bay, a nord di St George. Le due città principali delle Bermuda sono la capitale Hamilton e St George, patrimonio dell’Unesco, dove è possibile assaporare appieno l’insolito connubio tra le varie culture, quel mix anglo-afro-caraibico frutto di quattro secoli di dominazione britannica prima e di rapporti commerciali con l’America poi. Hamilton è il vero centro commerciale dell’arcipelago, mentre St George ne è il cuore antico e pulsante. L’Unesco l’ha definita la città con il più bell’esempio di urbanesimo inglese nel Nuovo Mondo. Tra i luoghi da non perdere il vecchio palazzo del governo (Old State House), risalente al 1620, che è il più antico di tutte le Bermuda e la dimora settecentesca Turcker House, la chiesa anglicana di St Peter, il Bermuda National Trust Museum e Kings Square, la piazza dove ancora è collocata una gogna su cui avvenivano le esecuzioni di chi violava le usanze coloniali.

Le Bermuda sono considerate anche la capitale mondiale della pesca d’altura, che si può praticare tutto l’anno, nonché la destinazione golf per eccellenza (hanno la media unica al mondo di un campo da golf ogni 6 kmq), con nove campi che offrono panorami mozzafiato. Agli amanti del benessere le isole offrono, poi, all’interno dei migliori resort, centri Spa esclusivi che coniugano perfettamente tradizione e innovazione. Per raggiungere l’arcipelago, si possono utilizzare i voli della British Airways, con partenza giornaliera, via Londra, da Milano, Bologna, Pisa, Venezia, Roma, Catania, Verona, Torino, Napoli Brindisi e Cagliari. Da New York il volo dura appena due ore. Il fuso orario è quello atlantico, un’ora avanti rispetto a New York, quattro ore indietro rispetto a Londra e cinque ore in meno rispetto all’Italia. Anche Bermuda adotta l’ora legale estiva dalla prima domenica di aprile all’ultima di ottobre. Il periodo migliore per visitare l’arcipelago è da maggio a ottobre. All’inizio di gennaio si svolge però il Bermuda Jazz Festival che dura quattro giorni.
Ora è nato anche un nuovo sito in italiano www.bermudatourism.it in cui si possono trovare notizie su cottage, bed & breakfast, ristoranti, attività sportive e tour operator

  •